Cloud in azienda: valutazioni economiche e opportunità

Il costo del cloud computing non è così basso, per le aziende, come si tende a credere. Però sbaglia chi – nel considerare la migrazione – si ferma soltanto all’aspetto economico senza valutare con la dovuta attenzione anche i vantaggi o chi tenta scorciatoie che sembrano funzionali ma non consentono di sfruttare a pieno i benefici del cloud.

Un cambiamento di paradigma così dirompente non deve spaventare, per quanto complesso possa sembrare. Occorre però affrontarlo in maniera fluida, superando i pregiudizi e considerando anche fattori quali produttività, agilità e resilienza nel calcolo del costo totale di possesso (TCOe nella valutazione dei benefici. Continua a leggere

Cloud computing

Esce oggi su Apogeonline una cosa che ho scritto sul cloud computing. La riposto anche qui.
 
I progettisti di reti disegnano schemi utilizzando una serie di simboli per i nodi, le connessioni, gli apparati attivi e passivi, cercando di rappresentare un network nel modo più accurato possibile, in modo da avere una visione chiara dello schema funzionale, dei punti critici, dei flussi, e delle modalità di gestione. Spesso le reti sono connesse ad altre di cui, per forza di cose, si sa poco o nulla: queste ultime rappresentano un’entità esterna in cui “pompare” e da cui estrarre informazioni. Questa indeterminazione viene simboleggiata da una nuvoletta. L’esempio tipico è internet: dopo il perimetro del network locale l’ultima connessione è sempre una specie di saetta che si infila in una nuvola, per simboleggiare una rete di cui si conosce il punto di ingresso, la natura dei dati che vengono scambiati, ma non la loro posizione e i loro percorsi. Con l’andare del tempo alcune funzioni, prima svolte da oggetti che risiedevano nella rete locale, sono state delegate all’esterno perdendo specificità e fisicità.

Le loro rappresentazioni sono state spostate in quella nuvoletta nella parte alta dello schema, “in the cloud”.Per estensione, tutte le attività e le funzioni delegate a servizi e sistemi che risiedono in questo “altrove” sono stati chiamati “cloud computing”. Le risorse in cloud non risiedono più all’interno della propria infrastruttura, ma vengono fruite tramite servizi esterni, tipicamente residenti su internet e distribuiti tra diversi datacenter. La distribuzione su siti diversi è opportuna per motivi di sicurezza, bilanciamento di carico, velocità e collocazione geografica. Tutta la gestione di questi aspetti è completamente trasparente per l’utilizzatore, che “vede” un unico punto virtuale di accesso alle sue risorse.

Come spesso succede, il cloud computing è una integrazione di tecnologie semplici e già esistenti da tempo che si combinano per dare origine a qualcosa di nuovo che ha più valore della somma delle sue parti.

I fattori abilitanti sono parecchi, e di natura diversa:

  • Banda larga: il miglioramento della qualità e della velocità di connessione alla rete sono, ovviamente, il primo dei fattori da cui non si può prescindere e che permettono di utilizzare i servizi in cloud senza soffrire troppo della delocalizzazione.
  • Costi dell’hardware: lo storage e la potenza di calcolo sono sempre più grandi a fronte di prezzi in calo. Le economie di scala di cui beneficia un fornitore di servizi cloud amplificano ancora di più questo fattore.
  • Banda “mobile”: costi in calo, velocità in aumento, diffusione capillare nelle aree produttive e popolate, fanno sì che la domanda di accesso ai propri dati, servizi e applicazioni sia sempre più alta.
  • La corrispondente diffusione dei dispositivi mobili che invogliano all’utilizzo  del cloud sono un’altra spinta molto forte.
  • Lo sviluppo di nuove tecniche di accesso e rappresentazione dei dati che risentono meno dell’inevitabile sbilanciamento della velocità di banda tra l’utente e l’esterno. A titolo di esempio, mi vengono in mente Ajax, un insieme di tecniche di programmazione usate per creare applicazioni web asincrone, e il recente spostamento del mercato verso le “app”, sia mobili che all’interno del browser: singole entità software discrete nate per accedere e usare un particolare servizio online.
  • La larghissima diffusione del social networking negli ultimi anni, che ha abituato le persone all’idea che i propri dati non siano fisicamente collocati in un posto preciso, diventando uno dei “cavali di Troia” per l’introduzione del cloud computing nelle aziende.
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