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I pistacci

Quando ero bambino le arachidi, a Genova, si chiamavano “pistacci”. I pistacci non vanno confusi con i pistacchi, di cui non ho memoria nella mia infanzia. I pistacci si mangiavano a Natale e in poche altre occasioni.

Di tanto in tanto mio papà mi portava allo stadio con lui e i suoi amici, quando giocava il GenUa a Marassi. Non c’erano i sedili, allo stadio, ma solo gradinate di cemento, e ognuno portava sotto il braccio un cuscino imbottito pieghevole rosso e blu.

Fuori dello stadio c’erano venditori ambulanti che avevano ciungai (*) di due soli gusti, menta verde e menta blu, e poi pistacci normali e pistacci caramellati. Continua a leggere

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Genova Est

Un mazzo di rose.
Un mazzo di rose sul selciato.
Un mazzo di rose, un po’ scombinato, sulla linea di mezzeria della rampa di un’autostrada.
L’ho visto così, passandogli accanto ieri sera.
Quella visione fugace mi ha raccontato una storia.
La storia di lei, che si arrabbia e getta i fiori dall’auto desiderando solo essere altrove. E poi tiene la testa appoggiata al finestrino, guardando fuori. Le luci gialle della galleria sfuocate dalle lacrime che le riempiono gli occhi e che lei vorrebbe ricacciare indietro. Portami a casa, ora. No, non voglio parlare.
La storia di lui, che voleva farle un regalo, cercando di farsi perdonare qualcosa al modico prezzo di “Me ne dia sette. Sì. Quelle rosse, grazie”.
Le cose che ci sono state, le frasi, le promesse, il futuro, adesso sono lì a terra.
Avvolte in un po’ di cellophane e carta crespa che aspettano di essere calpestate dal prossimo furgone. Continua a leggere

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Le PR della paternità

Ieri è stata la mia prima festa del papà senza papà a cui fare gli auguri. Ne approfitto per riciclare un post che avevo scritto per Grazia Blog qualche tempo fa, ché qui non si butta via nulla.

Prima che nascesse Beatrice, durante la gravidanza di Nives, ero contento.

Normalmente contento, della contentezza che si suppone debba avere un futuro padre, quella lì. C’è stato tutto il rituale: supporta tua moglie, gira per ginecologi ed esami, offri da bere a amici e colleghi, pacche sulle spalle, cerca un nome che ti piaccia, fai il totosesso, guarda la pancia che cresce e ascolta con l’orecchio sull’ombelico. Continua a leggere

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Scatole

La sera, dopo che tutti sono andati a dormire, io resto solo e la giornata è davvero finita. Ed è come se fosse un pacco, una ennesima scatola che ho appena chiuso e sigillato: essa va riposta sullo scaffale, etichettata e inventariata. Mi piace pensare che ogni giorno abbia almeno una cosa per la quale sia valso l’averlo vissuto, che mi abbia insegnato almeno una cosa nuova, che mi abbia lasciato almeno un ricordo da conservare, un’esperienza di cui fare tesoro, qualcosa che mi ha fatto sentire vivo. C’è qualcosa da salvare anche nei giorni più bui: qualcosa che mi arricchisce, che aumenta la mia esperienza, che mi aiuta a non compiere sempre gli stessi errori. Continua a leggere

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Stai in bolla

“Stai in bolla”, mi hanno detto.
Quando arriva un brutto periodo, quando qualcuno che ami sta male, non cadere. Reagisci al cambiamento e non lasciare che ti sposti, che ti trascini via.
“Stai in bolla”. Approfitta di quello che la vita ti ha mandato e trasformalo in qualcosa di nuovo. Non accettare passivamente, non farti sommergere dallo sconforto e mantieni il controllo della tua vita; cerca sempre dentro ogni cosa che ti accade e lascia che ciò che trovi ti arricchisca.
“Stai in bolla”. Non perdere il tuo centro di gravità, non dargliela vinta. Quando sembra che la mancanza di qualcosa ti pieghi e ti allontani dalla perpendicolare, aggiungi qualcosa di tuo da un’altra parte e raddrizzati.
“Stai in bolla”. Usa l’amore come un cuneo, una zeppa emotiva che ti mantenga stabile. Approfittane per colmare vuoti e lacune che hai sempre avuto, dai una svolta alle cose e ricavane tutto quello che puoi.
“Stai in bolla”. Lasciati arricchire e non frustrare, sostieni gli altri perché facendolo troverai un appoggio che aumenterà la tua stabilità.
“Stai in bolla”. Pratica un po’ di “ecologia emotiva”, mantieni una percezione più distaccata e non permettere che i momenti buoni vengano schiacciati dall’angoscia.
“Stai in bolla”, mi ha detto una persona saggia. Continua a leggere