Andrea Beggi

Nulla è impossibile per colui che non deve farlo.

“Perchè ho bisogno di un server?”

A T T E N Z I O N E ! Questo post ha piu' di sei mesi. Le informazioni contenute potrebbero non essere aggiornate.

“Perchè ho bisogno di un server?”. Questa domanda mi viene posta ogni tanto da aziende che iniziano la loro attività o la espandono.
C’è una serie di motivi che tento di esporre al mio interlocutore. Spesso riesco a convincere il cliente, ma capitano anche persone mal consigliate dall’amico “esperto”, o che semplicemente non vogliono spendere. (Non capendo che andranno incontro a maggiori costi sul medio e lungo periodo).
Vediamo alcune delle possibili argomentazioni a favore dell’installazione di un server.

  • Gestione centralizzata degli utenti. L’importanza è direttamente proporzionale al numero di utenti serviti. Da un unico punto di amministrazione si ha accesso alla creazione, modifica e cancellazione di utenti e gruppi.
  • Gestione centralizzata della sicurezza, dei permessi utente e di gruppo, delle policy di sicurezza aziendale, di gestione della configurazione dell’ambiente desktop, delle password.
  • Sicurezza ed integrità dei dati aziendali. Un server accentra la gestione dei permessi di accesso e del backup dei dati. Le macchine di classe server hanno affidabilità più elevata dei normali client.
  • Code di stampa. Tenere sul server le code di stampa facilita l’installazione sui client, e le eventuali modifiche sono trasparenti agli utenti.
  • Antivirus server. Un unico punto da cui aggiornare e impostare l’antivirus su tutti i client, e pianificare scansioni non disattivatili dall’utente.
  • Groupware e messaggi. Un groupware server (Es.: Exchange Server o Lotus Domino) facilita l’accesso alle informazioni aziendali e favorisce il lavoro di gruppo. Tenere “in casa” un server di posta permette di gestire la messaggistica a proprio piacimento, senza i vincoli e le limitazioni di un ISP.
  • Database server. Molte alcune applicazioni aziendali utilizzano un database centralizzato a cui possono accedere diverse sessioni di lavoro contemporanee.
  • Application proxy. Un server con funzione di proxy aziendale per l’accesso ad internet e ad altri servizi. Un esempio: disabilitare la navigazione continuando a permettere la ricezione e l’invio di posta elettronica.
  • Content filtering. Controllo del traffico degli utenti verso internet, filtrando i siti non in linea con le policy aziendali, pianificando l’orario di accesso ad internet e bloccando i contenuti non sicuri.
  • Server per accesso remoto. Accesso dall’esterno per telelavoro, server VPN per connessioni sicure verso altre sedi aziendali senza necessità di toccare i client.
  • Intranet server. Un server può ospitare il sito intranet, ed servire applicazioni basate su browser.
  • Gateway e Firewall. Punto unico di passaggio del traffico da/per l’esterno, impostando regole di accesso e gestendo aree demilitarizzate (DMZ).
  • Servizi terminale. A volte c’è la necessità di consolidare l’accesso ad alcune applicazioni, e spesso la strada seguita è quella della terminalizzazione. Esistono aziende che hanno terminalizzato tutto, e l’utente accede alla rete per mezzo di terminali “stupidi” (o thin client): PC datati o piccole appliance sono generalmente sufficienti. Il carico della CPU è totalmente sul server ed il terminale non fa altro che visualizzare la grafica e inviare pacchetti sulla rete locale.

Chiaramente tutti questi servizi vanno scalati su uno o più server, secondo il carico generato. Inoltre ci sono delle linee guida che sconsigliano la coesistenza di alcuni servizi sullo stesso server. Ancora: a seconda del servizio sarà cura del sistemista scegliere la piattaforma hardware e software adeguata.
Sicuramente ci sono cose che ho dimenticato, e comunque questa lista non ha la pretesa di essere completa: quasi ogni servizio che possa venire in mente è gestibile più efficacemente da un singolo punto di amministrazione.
Nel medio e lungo periodo l’adozione di un server si rivela una scelta giusta in termini di costi di gestione e di tempi di intervento.

10 Commenti

Gaspar | #

Poi ci sono anche i casi in cui non ho bisogno di un server, oppure quelli in cui il server non si giustifica in termini economici.

Invece da qualche tempo sento di aziende informatiche che dicono ai propri clienti, anche quelli con due macchine: il server obbligatorio a causa della nuova legge sulla protezione dei dati.

Quindi il tuo post cade “a fagiuolo”…
😉

Andrea | #

Gaspar: naturalmente c’ una “massa critica” sotto la quale un server non necessario. Per la mia personale esperienza direi che oltre i 7/8 client sicuramente conveniente.
Per quanto riguarda la normativa sulla privacy, non mi risulta sia necessario un server, malgrado semplifichi la vita nella gestione del DPS.

kOoLiNuS | #

e gli svantaggi non ce li elenchi ?

ci sono sicuramente, voglio vedere quanti ne ho immaginati correttamente 😉

Andrea | #

Svantaggi: certo, ce ne sono.
Mi viene in mente: costo immediato (ma che si assorbe), single point of failure (ma andrebbero prese le opportune precauzioni), necessit di personale addestrato o di consulenza esterna.
Poi?

CyberGigi | #

Quanto non sopporto la figura dell'”amico esperto”!!!

Barbara | #

Pure da noi che siamo davvero pochi un server risulta indispensabile … anche solo per condividere i file
generati dal gestionale con cui funziona gran parte della
parte commerciale/contabile… Andrea io credo che purtroppo
tanta gente ancora manco sappia che sia un server ( anche quelli che ci lavorano sopra ogni giorno in ufficio magari manco sanno che esiste )

Andrea | #

CyberGigi: di solito mi siedo sulla riva del fiume e aspetto passare il cadavere dell’amico “esperto” 😀

Barbara: se non sanno che c’ un server anche meglio, perch (1) non lo toccano e (2) vuol dire che funziona bene.

superbirra | #

ai miei tempi i miei utenti avevano meno diritti dei negri del sudafrica…

potevano solo lavorare, lavorare, e lavorare, e si capiva subito chi produceva e chi era inutile…,

poi vennero le reti peer to peer con windows for workgroup 3.11 e da l il mondo ha funzionato sempre peggio.

W i mainframe ormai estinti, onore a quei dinosauri che funzionavano sempre (in ambienti dove un pc server (cio uno di quegli affari che ti vendono come server ma sono dei volgari pc drogati di mHz e ram) non sarebbe durato un turno di 8 ore.

Gli amici esperti sono coloro che rovinano le aziende informatiche, sono esperti si, ma nel fare casini, la loro conoscenza si basa solo sulla loro eperienza ludica, fatta a spese loro (a casa propria) oppure ancora peggio a spese dei loro datori di lavoro.

Adesso in quasi qualunque ufficio tu vada, non vedi altro che gente che fa browsing, chatta, si compra le azioni, fanno le aste su ebay, bloggano eccetera.

Qu si vede che manca un server… tarato su questi utenti… ed un amministratore di sistema con le palle.

Mi ricordo… che avevamo un programma per andare a guardare in rete locale il contenuto dei file di swap di windows, e cos sapevamo anche cosa facevano queli utenti un p pi smart che “esperti” (o consigliati dall’amico esperto) cercavano di cancellare le loro tracce con programmini vari…

Che ridere la mattina quando gli mettevamo le stampe sotto il naso… i siti, le mail, le foto… tutta roba che non c’entravca assolutamente con l’azienda per la quale lavoravano….

e dovevi vedere come negavano, come bambini che hanno rubato le caramelle una sola volta…

ahi ahi ahi, non si arrivava mai al licenziamento per giusta causa, ma di lettere di richiamo la letterwriter ne stampava sempre…

il sistema funzionava perfettamente, almeno in aziende grandi, dove c’era una struttura vera preposta ai sistemi e se avevi un pc con il rafffreddore non potevi nemmeno accarezzarlo senza che l’amministratore non lo sapesse…

e poi tutte quelle cacce ai software pirata ed alla gente che si portava a casa i sorgenti (i master), l cominciato il mio odio personale e profondo per chi copiava ed adoperava software senza licenza. Ma come, lavori in una azienda informatica, una delle pi grandi del mondo, hai uno stipendio da favola e ti copi l’office?

Che te lo vai a comprare, barbone, uno per il rispetto dell’azienda alla quale lo hai rubato, due per la tua dignit personale, che non hai, terzo per il rispetto del team di persone che hanno scritto il software, quato per il rispetto di quelli che lo usano regolarmente pagato.

Non importa l’uso che ne fai. Chi copia software o usa software copiato non f altro che aumentare la “povert” comune di tutti gli altri che lavorano nel campo del”’informatica.

Vabbe, Andrea, spero che non mi odi per questo lungo sproloquio… un saluto

blau | #

Ah superbirra, che bei tempi!

Peccato che, nonostante tutto, questi utenti abbiano continuato a chattare, navigare, bloggare e ogni tanto, pian piano succedeva che una piccola goccia di conoscenza cadeva nelle loro menti e ci restava, rendendoli dei lavoratori un po’ pi informati, un po’ pi svegli, un po’ (ma solo un po’, eh!) pi competenti, addirittura in grado di rendere pi competitiva l’azienda, o di trovarsi un lavoro migliore, che ingrati!

La tecnologia che abbassa di pi la produttivit in fabbrica e in ufficio? Le finestre.

Marok | #

@ Superbirra:

sei un folle!