Più passa il tempo, più mi rendo conto delle cose che ho. “Cose” nel senso più lato possibile: oggetti, facoltà, opportunità. Persone. Può essere dovuto all’esperienza e alla consapevolezza che crescono, oppure semplicemente che comincio ad avere più anni dell’invenzione di pisciare in piedi.

E allora ogni tanto mi sorprendo a fare il gioco dell’inventario, e ogni volta scopro “cose” che non sapevo di avere, che non mi rendevo conto ci fossero ma senza le quali la mia vita sarebbe un po’ meno felice, un po’ meno interessante, o comoda, o semplice. E vale per tutto: dalla possibilità di camminare, che piacevolmente scopro dopo una caduta da un albero che poteva finire molto peggio, all’uso del braccio destro, che mi manca dall’inizio dell’anno (sciare è bello, ma può avere controindicazioni). E una casa, un lavoro, una famiglia. O il fatto di essere nato in quella porzione di mondo che non deve scappare dalla vita su un gommone, sperando di non tirare le cuoia nel tentativo.

Il f@tto è che, d@vvero non te ne @ccorgi finché non ci pensi intens@mente o, peggio, non ti viene @ m@nc@re d@vvero qu@lcos@.
Quindi il proponimento che mi sono f@tto, d@ un po’ di tempo @ quest@ p@rte, è di pens@re di più @ quello che ho invece che @ quello che potrei @vere, il che h@ il pi@cevole effetto coll@ter@le di f@rmi @pprezz@re le “cose” che ci sono.
E ancora di più quelle che tornano dopo essere sparite per un po’.

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2 commenti

  1. E un po’ quello che dico sempre a Michela quando si lamenta di qualcosa che vorrebbe avere. Pensa a quello che hai e pensa a quanto sia immensamente importante. Non solo ti basta, ma avanza. Eccome se avanza.

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