Cronache da una pandemia, S01E06

Ieri non ho scritto nulla ma, davvero, non c’era praticamente nulla da dire.

Oggi solite call di lavoro per un progetto dove servono più di tutto competenze che non ho; nello specifico psicologia e diplomazia. Lo smart working per ora è identico al dumb working, solo più comodo perché lo fai dal divano o dal giardino.

A pranzo graditissima pausa a base di pizza autoctona cotta nel forno a legna; io mi sono limitato a pulire la cenere e c’è stato chi ha fatto tutto il resto: era particolarmente buona.

Sul fronte bricolage ho finalmente terminato il Tavolo Brutto© e ho installato un faretto a LED con rilevatore di presenza che illumina la strada appena fuori casa, cosa che volevo fare da tempo immemore.

Segni che sei confinato in casa durante una pandemia:

  • Ordini su Amazon anche le cose che normalmente compreresti sotto casa;
  • Il corriere ti chiama urlando il tuo nome di battesimo al di là del cancello.

A questo proposito c’è da dire che i corrieri, intesi come le persone che fisicamente recapitano i pacchi, sono i nuovi eroi di questo periodo. Devo ammettere che mi pento di averne spesso pensato male, mi ricredo e li applaudo per il servizio che stanno facendo. Mi verrebbe voglia di offrire loro un caffè, un bicchiere d’acqua, qualcosa, ma so che sono sempre di fretta e non ci provo neppure. Li ringrazio e mi offro di andare a ritirare i pacchi all’inizio della strada non carrabile che porta a casa mia, per non farli camminare.

Leggo cose sempre più preoccupanti sulla pandemia e ogni giorno ho una tacca di preoccupazione in più. Devo organizzarmi per non farmi sopraffare dalle cose che non posso controllare. Comincio a chiamare persone, amici, che non sentivo da tempo perché è giusto farlo e non è scontato pensare che avrò sempre il tempo per farlo.

Rispondi

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.