Cronache da una pandemia, S01E09

Sono trascorsi alcuni giorni durante i quali ho lavorato, sono uscito, ho fatto un giorno di ferie. Dopo settimane, il lavoro da casa è la nuova normalità: le telefonate sono le stesse, le videoconferenze pressoché uguali, le pause caffè sono le stesse, salvo il fatto che la moka impiega più tempo della macchina in ufficio o della scappata al bar sottostante. Quello che cambia è che lavoro in tuta, spettinato e con la barba lunga, quindi non accendo mai la webcam. Il mio è il lavoro di Schrödinger: nel mese di marzo ci sono state disposizioni di fare almeno 8 giorni di ferie per me che ho tanti arretrati. Le ho segnate, ma diversi progetti non possono attendere e neppure perdere due giorni a settimana, così ho detto al capo del mio capo “Ne ho tante, sono tempi complicati per il lavoro: le segno ma lavoro lo stesso”. “No, non devi: le ferie sono sacre.” (Il CDMC è un tipo OK) – “Allora le faccio?” – “Eh, ma ci sono delle scadenze” – “Vedi tu, poi recuperi, non so.”. Al momento ho deciso che lavoro e mi prendo delle mezze giornate nei momenti di stanca, che non sono molti ma ce ne sono. Sotto le tre telefonate lo considero ferie. Continua a leggere

Cronache da una pandemia, S01E08

Oggi grande botta di vita: sono uscito ben due volte, bioterrorista che non sono altro. Spesa fatta in tarda mattinata con poca gente in coda e, botta di fortuna, farmacia vuota alle 12:45. Il resto della giornata è lavoro, telefonate, videocall, condivisione di fogli Excel. Prima di cena una rapida puntata dal fruttivendolo per ritirare la spesa ordinata al telefono.

È già arrivata una nuova definizione della prossemica: le distanze che ci separano dal resto del mondo sono cresciute parecchio e all’invasione del tuo nuovo e ampliato spazio personale, reagisci come a una scortesia se non addirittura come a un’intrusione. Mi pare di capire che queste nuove distanze non sono ancora uguali per tutti, e le persone si scambiano occhiate tra il preoccupato e il sorpreso quando si incrociano. Immagino che gli psicologi del comportamento stiano scrivendo come pazzi. Continua a leggere

Cronache da una pandemia, S01E07

Oggi grande lusso: sono uscito per andare a trovare mia madre e portarle un po’ di spesa. Durante il tragitto mi sono fermato ad acquistare alcuni generi di necessità: carta igienica, clementine, La Settimana Enigmistica, una motosega (true story).

L’assenza di traffico, i negozi chiusi, Corso De Stefanis senza il mercato, le tre auto della Polizia: tutte cose che rendono il sabato mattina un’esperienza surreale.

Mente le strade sono vuote e i pochi automobilisti sono gentilissimi, i marciapiedi sono pieni di gente, prevalentemente VecchiDemme’, spesso con l’aggravante di girare in coppia e quasi tutti con un sacchetto della spesa rigorosamente minuscolo. Cosa gli dice la zucca, io boh. Continua a leggere

pandemic

19 marzo 2021

Nella mia uscita quindicinale di turno per buttare la spazzatura ho trovato un piccolo tesoro: questi pezzi di carta sono vecchie autocertificazioni che risalgono a un anno fa, prima dei Provvedimenti, quando ancora si trovava la carta; hanno ancora un lato bianco che posso usare per scrivere queste note. In quel periodo si poteva ancora sprecare, chissà chi l’ha buttata: probabilmente qualche vecchio con la febbre alta che non hanno ancora trovato e rimosso.

Scrivo per lasciare qualcosa a mia sorella: un ricordo di me se non dovessi farcela, e per lasciare almeno una traccia della della mia esistenza. Continua a leggere

Cronache da una pandemia, S01E06

Ieri non ho scritto nulla ma, davvero, non c’era praticamente nulla da dire.

Oggi solite call di lavoro per un progetto dove servono più di tutto competenze che non ho; nello specifico psicologia e diplomazia. Lo smart working per ora è identico al dumb working, solo più comodo perché lo fai dal divano o dal giardino.

A pranzo graditissima pausa a base di pizza autoctona cotta nel forno a legna; io mi sono limitato a pulire la cenere e c’è stato chi ha fatto tutto il resto: era particolarmente buona. Continua a leggere