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Cronache da una pandemia, S01E13

Quando le aziende cominciano a crescere, a essere strutturate, ad avere un mercato e un fatturato abbastanza sostanziosi, cominciano a porsi delle domande. “Su cosa mi appoggio per erogare i mei servizi e creare i miei prodotti? Cosa succederebbe se, improvvisamente, sparissero le infrastrutture che utilizzo? In parte? Completamente? Cosa succede se arriva un terremoto? Se scoppia un incendio? Se tutte le strade che portano ai miei uffici e/o fabbriche si interrompono? Se non arriva più l’energia elettrica? E se il Cialtronistan ci dichiarasse guerra e sganciasse una bomba sui nostri edifici?” Continua a leggere

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Cronache da una pandemia, S01E12

Sembra una banalità, ma lo è meno di quello che sembri: mi mancano le piccole cose, i gesti che mi concedevo, i momenti che trovavo per caso, gli imprevisti trascurabili e le stupidaggini insormontabili. Non c’è nessuna consolazione nel fatto che ho sempre avuto l’acuta percezione delle decine di momenti perfetti, di bagliori improvvisi, di inciampi del pensiero che mi portavano via e mi lasciavano stordito e incosciente in un luogo della mente diverso da pochi attimi prima.

Prendi una cosa stupida e comune come guidare. Guidare di notte, con calma, nella dolcezza tiepida della notti di primavera, con tutta l’iconografia stereotipata che ho sempre alimentato consapevolmente, perché aggiunge gusto al gusto. Il finestrino abbassato con il braccio fuori, la musica che deve essere proprio quel brano, le luci della notte che stendono un manto lucido sulle auto. Quelle robe lì, che hai visto e vissuto mille volte ma ogni volta ti danno lo stesso piacere. Continua a leggere

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Cronache da una pandemia, S01E11

Sono tempi strani e oggi voglio parlare di una cosa dolorosa e circolare che mi appesantisce il cuore, il fisico e l’umore.

Questo brano immenso fa parte di un disco immenso e ci sono stati periodi della mia vita in cui diverse parti di esso mi hanno strappato di volta in volta il cervello, il cuore e le viscere e li hanno messi in un tritacarne.

I’ve got wide, staring eyes

And I got a strong urge to fly

But I got nowhere to fly to

C’è una frase in particolare che mi ha sempre comunicato l’angoscia, la tristezza e la stanchezza: “Got those swollen-hand blues”. La tristezza delle mani gonfie. Continua a leggere

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Cronache da una pandemia, S01E10

Le giornate cominciano ad assomigliarsi sempre di più: la mia routine è consolidata, e per ora non sto soffrendo più di tanto l’inattività forzata. Mi manca correre, mi manca davvero tantissimo; ho un giardino, è grande, vedo le persone che corrono nei loro appartamenti e dovrei sentirmi in colpa, dovrei approfittare dello spazio che ho. Ma non lo faccio; ci ho riflettuto: non ci riesco. Ho un rapporto complicato con la corsa, non riesco a farne a meno, ma a volte mi pesa farla; mi piace, ma è una lotta continua con la pigrizia e con la fatica, ne ho un rispetto religioso e non riesco a contaminarla. Non è un caso che non mi piacciano trail, corse in salita, corse in discesa, corse a ostacoli, corse nei sacchi. L’unica mia “religione” è la corsa su strada asfaltata, in piano. Ho provato a pensare di correre in giardino: no. Continua a leggere

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Cronache da una pandemia, S01E09

Sono trascorsi alcuni giorni durante i quali ho lavorato, sono uscito, ho fatto un giorno di ferie. Dopo settimane, il lavoro da casa è la nuova normalità: le telefonate sono le stesse, le videoconferenze pressoché uguali, le pause caffè sono le stesse, salvo il fatto che la moka impiega più tempo della macchina in ufficio o della scappata al bar sottostante. Quello che cambia è che lavoro in tuta, spettinato e con la barba lunga, quindi non accendo mai la webcam. Il mio è il lavoro di Schrödinger: nel mese di marzo ci sono state disposizioni di fare almeno 8 giorni di ferie per me che ho tanti arretrati. Le ho segnate, ma diversi progetti non possono attendere e neppure perdere due giorni a settimana, così ho detto al capo del mio capo “Ne ho tante, sono tempi complicati per il lavoro: le segno ma lavoro lo stesso”. “No, non devi: le ferie sono sacre.” (Il CDMC è un tipo OK) – “Allora le faccio?” – “Eh, ma ci sono delle scadenze” – “Vedi tu, poi recuperi, non so.”. Al momento ho deciso che lavoro e mi prendo delle mezze giornate nei momenti di stanca, che non sono molti ma ce ne sono. Sotto le tre telefonate lo considero ferie. Continua a leggere