Cronache da una pandemia, S01E11

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Sono tempi strani e oggi voglio parlare di una cosa dolorosa e circolare che mi appesantisce il cuore, il fisico e l’umore.

Questo brano immenso fa parte di un disco immenso e ci sono stati periodi della mia vita in cui diverse parti di esso mi hanno strappato di volta in volta il cervello, il cuore e le viscere e li hanno messi in un tritacarne.

I’ve got wide, staring eyes

And I got a strong urge to fly

But I got nowhere to fly to

C’è una frase in particolare che mi ha sempre comunicato l’angoscia, la tristezza e la stanchezza: “Got those swollen-hand blues”. La tristezza delle mani gonfie.

La tristezza delle mani gonfie. Quanta potenza in una sola frase. Il testo si riferisce a una malattia infantile di Roger Waters, che viene ripresa in “Comfortably Numb,” dove David Gilmour canta: “When I was a child, I had a fever, my hands felt just like two balloons.” – “Da bambino ho avuto la febbre e le mie mani mi sembravano due palloni”. Nel brano potrebbe riferirsi a inconvenienti dovuti ad abuso di droghe.

La tristezza delle mani gonfie. Me l’aveva fatta notare Paolo, tanti anni fa, e da allora ogni volta che mi hanno fatto male le mani mi è venuta in mente questa frase, e con lei Paolo, amico da sempre ma lontano negli ultimi 15 anni. E adesso Paolo è in un letto in terapia intensiva, colpito dal virus e le notizie non sono buone: sono giorni che è molto grave e non migliora. I vecchi amici di un tempo mi tengono aggiornato di tanto in tanto. E in questi giorni di forzata clausura, il lavoro pesante in giardino mi sta rovinando le mani, che arrivano doloranti a sera. E quindi io penso alla canzone come mi capita da sempre, e quindi a Paolo, e sono triste per lui e per l’angoscia che la canzone mi trasmette. Un cazzo di circolo vizioso.

When I try to get through

On the telephone to you

There’ll be nobody home

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