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Cronache da una pandemia, S01E12

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Sembra una banalità, ma lo è meno di quello che sembri: mi mancano le piccole cose, i gesti che mi concedevo, i momenti che trovavo per caso, gli imprevisti trascurabili e le stupidaggini insormontabili. Non c’è nessuna consolazione nel fatto che ho sempre avuto l’acuta percezione delle decine di momenti perfetti, di bagliori improvvisi, di inciampi del pensiero che mi portavano via e mi lasciavano stordito e incosciente in un luogo della mente diverso da pochi attimi prima.

Prendi una cosa stupida e comune come guidare. Guidare di notte, con calma, nella dolcezza tiepida della notti di primavera, con tutta l’iconografia stereotipata che ho sempre alimentato consapevolmente, perché aggiunge gusto al gusto. Il finestrino abbassato con il braccio fuori, la musica che deve essere proprio quel brano, le luci della notte che stendono un manto lucido sulle auto. Quelle robe lì, che hai visto e vissuto mille volte ma ogni volta ti danno lo stesso piacere.

Non è nulla di che, non è nulla di importante di fronte alle tragedie che stiamo vivendo, e mi sento anche in colpa perché sono abbastanza fortunato da avere un giardino dove posso stare all’aperto: però. Vedermi negata uno cosa così innocente, così semplice, innocua, mi fa sentire strano, incompleto, vagamente vittima di un’ingiustizia. Che non c’è perché le circostanze non distinguono, non si accaniscono, non sanno neppure che io esista, le circostanze.

Ce ne sono mille di questi attimi che valgono poco singolarmente ma si raccolgono in uno sciame di esperienze che placa i pensieri ed il cuore. Comprare un pezzo di focaccia calda un sabato mattina e mangiarla appoggiato alla ringhiera del ponte lì vicino, con il calore del sole che ti scalda le spalle. Aspettare tua figlia all’uscita della scuola e vederla là in fondo che ti cerca con lo sguardo. Scambiare un’inutile cortesia con uno sconosciuto. Fermarti un secondo solo per sentire il profumo dei ciclamini. Rimanere in auto un po’ di più per sentir finire una canzone.

Non dubito che arriverà un tempo in cui questi momenti mi verranno restituiti. Non sarà presto, temo, ma arriverà. Eppure avrò la sensazione di essere stato derubato. E non so da chi, e non so perché, e non c’è neppure la giustificazione del fatto che mi abbiamo rubato qualcosa di valore: quegli attimi lì non servono a nessuno, non esistono per nessuno se non per me. Non hanno valore.

Se non per me.

2 risposte su “Cronache da una pandemia, S01E12”

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