Stracci

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È difficile essere me.

Ho comprato al brico una confezione di stracci sotto vuoto da 2 kg; “Pezzame stracci cotone”, lo chiamano. Una volta aperto si è rivelato una raccolta multicolore di brandelli di vecchie t-shirt, camicette leggere e pantaloncini di cotone di varie taglie e fogge. Profumano di bucato, quel profumo antico di sapone di Marsiglia e lavaggi a mano sull’asse di legno (reality: probabilmente solventi industriali con aromi sintetici). E io mi faccio dei film sulle povere persone che vivono in una tale miseria da dover vendere i propri vestiti per rimediare un tozzo di pane. Pieni di dignità, portano le loro povere cose al mercato, dopo averle lavate con cura, ignare che saranno destinate a diventare stracci per una parte di mondo molto più fortunata di loro.

Usare questi stracci mi mette quasi in imbarazzo, come se fosse una violazione dell’intimità, una violenza, una mancanza di rispetto.

Il culmine, ieri, quando dal pacco è uscito un paio di pantaloncini da bambino con le tartarughine disegnate: mi son quasi messo a piangere.

Ve l’ho detto: è difficile essere me.

5 commenti

  1. Caro Andrea,
    non so se la storia degli stracci è quella che hai immaginato tu o molto più probabilmente sono stracci che abbiamo messo in qualche raccoglitore lungo la strada convinti che andassero in aiuto di qualcuno bisognoso e invece sono stati raccolti e rivenduti per dare parte del ricavato e lavarci così la coscienza. In tutti i casi mi piace condividere con te il difficile di essere quello che siamo. Grazie Andrea.

  2. Seguo il tuo blog da ormai vent’anni. Forse qualcosa di più. Non assiduamente ma fedelmente.
    L’ho detto ieri sera a mia moglie e lei ha sentenziato : “Gli vuoi bene”.
    Ho cominciato ha seguirti per gli articoli tecnici (TCP/IP, portforwarding, DMZ) ed ho continuato a farlo anche quando questi sono passati in secondo piano ed è fuoriuscita la via vera.
    Ti ho visto crescere (crescere non invecchiare) ed ho scoperto un lato umano ed affine a cui mi sono legato.
    Seguo il blog a salti (temporali), ritorno ciclicamente e cerco di mettermi in pari con l’arretrato.
    つづく

  3. Questo per dirti che è sempre difficile esser se stessi ma ne vale la pena. È quello che lega le persone. Le avvicina e le accomuna. E per testimoniare che i messaggi non si perdono nel vuoto ma sedimentano, anche in posti lontani ed impensati.
    Non so se ti voglio bene Beggi, non mi espongo, ma ti seguo. Ah, se ti seguo…
    Buona domenica
    おわり

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