Come accade alla grande maggioranza delle persone, nel corso della mia vita le mie attitudini e i miei atteggiamenti sono cambiati: da giovane accumulavo gusti, identità, stili, a volte presi in prestito o per posa (meno, per mia fortuna); con il passare degli anni questo si è fermato o si è confuso diluendosi nella consapevolezza che è, invece, cresciuta.
Quello che invece si è affilato è il meccanismo opposto: il riconoscimento di cosa non voglio e non mi piace più, spesso prima ancora di saperne il motivo. Un invito, un’occasione, un concerto, una festa: sono tutte cose che passano un setaccio più o meno consapevole prima che io le accetti. Finalmente posso dire (o pensare) “Ho sessant’anni, non rompetemi le palle“.
Capiamoci: non è un atteggiamento “Si stava meglio prima. Signora mia… Il mondo e i giovani d’oggi!“. Ho sempre trovato noiose, per non dire di peggio, le affermazioni “Noi cresciuti negli anni X: quelli erano bei tempi!“; è più un non avere più voglia di sopportare cose che prima mi sembravano valere la pena sopportare. L’asticella del coinvolgimento si è spostata verso l’alto, e di parecchio.
Concerti? Solo se c’è il posto a sedere assegnato. Inviti? A che ora? Dove? Con chi? Andare da qualche parte? C’è parcheggio? Dove? Andiamo al mare? Solo spiagge di sabbia, con le facilities: di spiaggia libera non se ne parla(*).
Il grafico qui sopra spiega parecchio di me: consapevolezza, maturità, conoscenze, disponibilità economiche sono cresciute nel tempo e sono tutti fattori che aumentano la soddisfazione e, a volte, la gioia di vivere, per chi ha il cervello e il cuore cablati come me e ha interessi più di nicchia. Ci sono centomila cose che mi interessano che interessano solo a me: tu lo vuoi un PDF di 50 pagine su come funziona l’architettura CAN BUS, ECU, sensori e attuatori della tua auto? Io sì: l’ho letto stamattina. Avere accesso a una quantità sconfinata di informazioni, a tecnologie vagamente indistinguibili dalla magia (cit.), è una roba che se la vedesse il me ventenne sarebbe estasiato.
Sono diventato un rompiballe? Probabilmente, ma la mia priorità si è spostata al non rompere le mie, di balle. Non so bene cosa abbia ridefinito le priorità, a cosa addossare la colpa, fatto sta che questa selettività che sconfina nello snobismo alla fine mi fa stare meglio, mi fa concentrare sulle cose che contano davvero per me e per chi mi sta vicino.
(*) In realtà la verità è: “Se non è in Grecia, grazie, no grazie.”