Ignorare la governance in un cost model di servizi gestiti significa trattare il servizio come una semplice somma di attività tecniche, sottovalutando il lavoro necessario per mantenerlo coerente, controllato e sostenibile nel tempo. La governance non è un accessorio ma è il meccanismo che collega SLA, KPI, perimetro, responsabilità, processi di escalation, reporting e gestione delle variazioni. Senza una quota esplicita di service management, il modello economico rischia di non prevedere il tempo necessario per coordinare delivery interne, eventuali partner, referenti del cliente e strutture commerciali. Il risultato è un canone solo apparentemente competitivo, perché non contiene l’effort necessario a governare realmente il servizio. Questa fragilità emerge quasi sempre a contratto avviato, quando aumentano le riunioni, le richieste di chiarimento, i SAL, le analisi sugli SLA e le attività di controllo non previste.
Un errore frequente è considerare la governance come una percentuale generica o, peggio, come un costo assorbibile dalla delivery senza una vera modellazione. Nei servizi gestiti, invece, la governance ha cost driver propri: complessità contrattuale, numero di tower coinvolte, presenza di più business unit, frequenza dei comitati, effort di reporting, necessità di presidiare penali e SLA, gestione dei fornitori, variabilità del perimetro e livello di maturità organizzativa del cliente. Un contratto piccolo ma complesso può richiedere una governance proporzionalmente più onerosa di un contratto più grande ma lineare, perché alcune attività hanno un minimo incomprimibile. Se questo minimo non viene valorizzato, il Service Manager si trova a gestire un servizio venduto senza il tempo necessario per controllarlo, con impatti diretti su marginalità, qualità percepita e capacità di prevenire escalation.
La governance è anche il punto in cui il cost model diventa realmente collegato alla delivery. Durante la transizione, il Project Manager deve acquisire familiarità con offerta, contratto, baseline, assunzioni economiche e responsabilità operative; a regime, il Service Manager deve verificare che il servizio resti entro il perimetro previsto, che eventuali variazioni di asset o attività vengano intercettate e che i meccanismi ARC/RRC o di extra canone siano applicabili quando necessario. Se queste attività non sono previste nel modello di costo, il contratto perde capacità di controllo e la marginalità viene erosa da lavoro non riconosciuto. Per questo, in un’offerta di servizi gestiti, la governance deve essere quotata come componente strutturale del servizio, non come una percentuale residuale del modello economico: ciò consente di trasformare una proposta tecnicamente corretta in un servizio effettivamente governabile, misurabile e profittevole.
In un contratto ben governato, inoltre, il Service Manager non si limita a controllare l’esecuzione del servizio, ma diventa un punto di osservazione privilegiato sull’evoluzione dei bisogni del cliente. La conoscenza continuativa del contesto operativo, delle criticità ricorrenti, dei volumi, delle inefficienze e delle richieste fuori perimetro consente di intercettare opportunità di enlargement del servizio o di proporre forniture aggiuntive di prodotti, soluzioni e progettualità complementari. Questo non significa trasformare la governance in un’attività commerciale mascherata, ma valorizzare il ruolo del Service Manager come soggetto capace di qualificare esigenze reali, verificare se siano coerenti con il contratto in essere e attivare, quando opportuno, il coinvolgimento delle strutture commerciali e specialistiche. Se correttamente prevista nel cost model, questa capacità genera valore sia per il cliente, che riceve indicazioni contestualizzate e non generiche, sia per il fornitore, che può sviluppare il rapporto in modo sostenibile e coerente con l’esperienza maturata sul servizio. Anche per questo la governance non dovrebbe essere considerata un costo da comprimere, ma una leva di controllo, continuità e sviluppo del contratto.

Lascia un commento