Io, più che Pitigrilli:
“Si nasce incendiari si muore pompieri.”
ad un certo punto della mia vita mi sono sentito più Cartesio:
“[…] ho compreso che dovevo abbattere tutto fin dalle fondamenta, una volta nella vita, e ricominciare da capo…[…] e poi stabilirne altre migliori, o anche le stesse, dopo averle rese conformi alla ragione.”
In quel momento ho deciso di ripensare se ci fosse qualcosa da buttare. Ma, ricostruendo, è sorprendentemente tornato tutto come prima: ho passato i miei ideali a un setaccio critico, li ho smontati, controllati, ripuliti. E sono riemersi ancora più forti perché sostenuti da consapevolezza e ragioni che ho maturato negli anni.
Ho la soddisfazione di non aver tradito l’animo di me giovinetto (nota l’afflato poetico, biiiitch) che si preoccupava di non riuscire a mantenere saldi nel tempo i propri ideali. Il ragazzino che sapeva poco del mondo è cresciuto e, malgrado gli anni sul groppone, la vede alla stessa maniera.
L’Andrea ventenne scoprirebbe che non è diventato più saggio perché ha abbandonato alcune cose che potevano puzzare di ingenuità, piuttosto è diventato più esperto, disincantato, probabilmente complicato, ma su alcune cose è rimasto ostinatamente quello di prima.
Ho capito che queste cose vengono da una bussola morale che è al tempo stesso ragione ed istinto: la seguo perché abbandonarla significherebbe andare contro la mia natura più profonda.
I miei ideali sono giusti? Sono sbagliati? Non è questo il punto, l’aspetto notevole è che hanno superato la prova del tempo, dell’età adulta, della mezz’età e ho tiepide speranze di non morire da vecchio stronzo.