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Under pressure

A un evento aziendale una slide ha attirato la mia attenzione. A sinistra una faccina triste e sotto: Urgenza emotiva. Poi una freccia, che va verso Urgenza strutturata. E a destra due parole che sembravano uscite da un manuale: Trasparenza e Rigore metodologico.

Trattava di tutt’altro, ma la faccina la conosco bene.

È lo stato in cui mi trovo quando ancora non ho fatto una mossa. Quando tutto sembra disperato sia per quello che sta succedendo sia perché non so da dove cominciare. Sono soffocato dall’angoscia e qualsiasi tentativo di mettere ordine appare un oltraggio, quasi cinico.

Poi qualcosa cambia. Non perché divento più forte o più coraggioso ma perché inizio a fare una cosa. Poi un’altra. Poi un’altra ancora. L’urgenza non sparisce, continua a essere difficile. A volte è ancora più dura, perché adesso ci sono dentro e devo affrontare le cose. Ma almeno sono su un sentiero. Non so ancora se porta da qualche parte di buono, a differenza delle slide che non contemplano passi falsi, ma è un sentiero. Non sono più immobile nel vuoto. Qualcosa si è messo in moto.

E alla fine restano quelle due parole che sembrano non c’entrare nulla e invece sono, forse, la forma più adulta per andare avanti.

La trasparenza è accettare come mi sento senza nascondermi e senza essere paralizzato dalle emozioni. E il rigore metodologico è seguire un processo e compiere i passi necessari nella direzione che spero sia giusta. Anche quando sono stanco. Anche quando ho paura.

Non è una storia di redenzione. È solo il passaggio da un’angoscia senza forma a un’angoscia che almeno ha una direzione. E in quel momento quella direzione sembra una cosa importante a cui aggrapparsi.

Anche se, ogni tanto, la faccina triste torna ancora a bussare.

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