Questa mattina stavo andando alla visita periodica di follow-up, ormai semestrale (tutto bene, grazie). Finiti i podcast di notizie, a 10 minuti dall’arrivo in ospedale, passo a una playlist.
La prima cosa che il caso (in realtà lo shuffle di Spotify) decide di propormi è Comfortably Numb, un brano che durante le mie disavventure ospedaliere ha avuto un significato profondo per me.
Ora: io non so cosa significhi (e, ammettiamolo, non significa una beata) ma la mia sensibilità per i simbolismi è andata a fondo scala e fate finta che adesso parta una lunga esegesi del testo che vi risparmio, anche perché non ho voglia di farla un lunedì mattina nella sala d’aspetto di un ambulatorio.
Tutto ‘sto pippone per dire cosa? Non lo so di preciso, ma so che ogni volta che vengo qui è un mix di emozioni e ricordi che mi assalgono, mi riempiono, mi stancano. Poi esco, torno al parcheggio e rimetto tutto sullo scaffale. Non è in un cassetto, è su uno scaffale: lo guardo e lo vedo tutti i giorni.