Vai al contenuto

Un servizio gestito progettato bene può perdere margine se la delivery non viene coinvolta

Progettare un servizio gestito senza la delivery produce un modello coerente sulla carta, ma non è detto che sia erogabile.

La domanda che mi faccio sempre in fase di solutioning è: chi lo fa, questo, e con quali strumenti?

Il solutioning definisce perimetro, SLA, orari, processi, governance, prezzo. Ma è la delivery a sapere quanto i team possano davvero reggere: competenze disponibili, vincoli degli strumenti, tempi reali delle attività, dipendenze tra i livelli di supporto.

Se il confronto arriva solo a offerta chiusa, la delivery eredita un impegno già preso col cliente e può solo provare ad adattarsi. L’esito è quasi sempre lo stesso: effort sottostimato, attività non previste, escalation, margine che si erode in corsa.

Coinvolgere la delivery non vuol dire farsi firmare una delega economica o girare una RFP chiedendo un prezzo. Vuol dire verificare insieme il modello operativo: quali attività, eseguite da chi, con quali strumenti, in quali fasce orarie, con quale escalation.

Le RACI devono essere approvate da chi dovrà rispettarle. I tempi medi di lavorazione devono reggere il confronto con la casistica reale. Patching, monitoraggio, reperibilità, reporting, presidio on site, terzi livelli: ognuno con un owner e un costo. Anche le esclusioni vanno scritte in modo applicabile: una clausola corretta in astratto ma non traducibile in regola operativa non protegge nessuno al primo ticket fuori perimetro.

Il coinvolgimento operativo serve anche a tenere insieme cost case e contratto. Uno SLA può sembrare accettabile commercialmente e rivelarsi insostenibile se il fornitore non controlla tutte le variabili che servono a rispettarlo. Una garanzia su continuità o consistenza dei dati non può ricadere sul servizio se dipende da tecnologie, applicazioni o responsabilità del cliente.

La delivery deve poter contestare le assunzioni non verificabili e trasformarle in prerequisiti, esclusioni o meccanismi contrattuali misurabili, prima che diventino obblighi.

La responsabilità non finisce quando l’offerta è validata. Alla firma, cost case, allegati tecnici, baseline e contratto passano al project manager di transizione e poi al service manager, con un kick-off che coinvolge tutte le delivery interessate. Il PM deve sapere cosa è stato venduto per costruire piano di transizione e manuale operativo. Il service manager deve conoscere costi, vincoli e meccanismi ARC/RRC per governare il contratto senza consumare margine.

Progettare con la delivery significa evitare che il servizio venga “scoperto” dopo la firma. Un servizio gestito è solido solo se chi lo eroga ne riconosce attività, responsabilità, costi e rischi.

Quello che non è stato verificato prima non sparisce: riemerge dopo il go-live come extra effort, conflitto organizzativo o erosione del margine.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.