15a Castellazzo Half Marathon

A una settimana di distanza dall’ultima, domenica ho corso un’altra mezza maratona, ecco com’è andata.

Mi alzo la mattina e subito il tempo non mi sembra così male, ma devo essere ancora un po’ addormentato perché non faccio in tempo a salire in auto che comincia a scendere una pioggia fittissima, di quella che non ce la fa neppure il tergicristallo alla massima velocità. Passo a prendere Corrado, che sale fradicio, poi Fabrizio, e ci dirigiamo verso la ridente Castellazzo Bormida. Continua a leggere

Terza Savona Half Marathon 2017

Puntuale come le tasse, vi beccate il resoconto della Mezza Maratona di Savona che ho corso la scorsa domenica. In realtà ho realizzato che scrivo questi appunti di corsa più per me che per voi, per non perdere memoria delle mie sensazioni e di come ho finito le gare a cui partecipo. Quindi….

Arriviamo a Savona con Fabrizio circa un’ora prima dell’inizio della gara e parcheggiamo senza problemi. fissiamo i pettorali che Fabrizio ha ritirato il giorno precedente, finiamo di prepararci con calma e ci avviamo verso il deposito, dove lasciamo le borse dopo una sosta al bar e un pit stop strategico, e ci avviamo con calma verso la zona di partenza. Continua a leggere

La Mezza Della Baia Del Sole, e le cose che non vanno mai come ti sei immaginato.

Mezza Baia Del SoleQuest’anno va così: mi è venuta voglia di fare un po’ di gare e sono alla sesta mezza da marzo. Questa è la Mezza Della Baia Del Sole, un nome altisonante per una gara che si corre al sabato sera in una bella zona del Ponente Ligure, tra Alassio e Laigueglia.

Arrivo abbastanza presto per ritirare il pettorale, prepararmi e consegnare la borsa che mi verrà restituita all’arrivo a Laigueglia, mentre la partenza è ad Alassio. La gara consta di un tracciato da percorrere due volte, tra l’Aurelia, i caratteristici caruggi e la passeggiata sul mare. Piove, e mi riparo in macchina sbocconcellando una banana e una barretta aspettando che arrivi il momento di raggiungere la partenza. Per fortuna il tempo migliora e mi ritrovo con altre 650 persone in attesa dello sparo, perlopiù locali e lombardi calati sul mare.

Complice la scarsa voglia di allenamenti estenuanti, il piano di battaglia prevede di lasciare andare le gambe e correre rilassato per godere del panorama e del percorso, ma come sanno tutti le gare sono come le scatole di cioccolatini e non sai mai quello che ti capita (mi sono spremuto per regalarvi questa originalità). Parto più veloce di quello che avevo immaginato, ma non me ne curo e prendo quello che viene, secondo il nuovo corso che ho intrapreso recentemente.

Partiamo imboccando strade laterali che onestamente non sono un granché, ma dopo una doppia curva arriviamo sulla passeggiata di Alassio tra gli “ohhhh ahhhh” dei lombardi che sembra non abbiano mai corso sul mare. Tra me e me li sbeffeggio: “la nebbiaaaa, c’avete solo la neeeeebbiaaaaaa”. Arriviamo in fondo al porticciolo e invertiamo la marcia per oltrepassare Alassio e tornare verso Laigueglia. Per ora continuo a superare gente: come al solito sono partito molto indietro e mi lascio alle spalle un bel po’ di persone, e sarà così per tutto il resto della gara.

Dopo lungomare e statale imbocchiamo i caruggi di Laigueglia; la particolarità di questa mezza è che si corre letteralmente in mezzo ai turisti e alla gente che passeggia davanti ai negozi. Per fortuna, grazie all’efficientissimo servizio d’ordine, la folla non mi ha mai dato fastidio, e c’è davvero tanta gente che incita, applaude e sembra felice di vederci correre. I bimbi sono i più coinvolti: ci aspettano tutti con le braccia tese per ricevere “il cinque”, ed è uno spettacolo davvero bello.

A questo punto è appena cominciato il rientro verso Alassio, mi trovo sul caratteristico lungomare di Laigueglia in mezzo alla gente e ai localini estivi, e sono circa al km 9. Improvvisamente qualcuno decide di piantarmi un pugnale subito sotto il gluteo sinistro; da zero a “male cane” in un decimo di secondo e non capisco cosa stia succedendo: dolore lancinante in un posto dove non mi ha mai fatto male never ever, e per dieci secondi rischio anche di cadere, un po’ per la sorpresa un po’ perché perdo un paio di colpi. Forse è un lombardo che si vendica per lo sfottò.

Ok, le cose cominciano a farsi interessanti: credevo di traccheggiare fino all’arrivo e invece mi trovo con un problema da risolvere. Faccio mente locale e calo l’asso: ho in tasca una dose di Tachipirina orosolubile (Nobel all’inventore, subito). Dice: “Perché ti porti la Tachipirina quando corri?” – “Molto da apprendere ancora tu hai, o mio giovane Padawan“. Apro la bustina con i denti e ingollo la polverina mentre un paio di bontemponi davanti a uno Spritz mi apostrofa urlando: “Doping! Doping!“. (Tutto vero.)

Faccio il punto della situazione mentre il percorso si snoda in duemila curve sulla passeggiata a mare: ho ancora una dozzina di chilometri da fare, il fiato è a posto, mi sento bene e ho ancora benzina per finire la corsa con tranquillità, peccato per questo maledetto pugnale infilato in una chiappa che mi fa quasi zoppicare. Rallento con circospezione per vedere cosa succede e qualcuno di quelli che ho superato mi riprende. Decido di usare la solita tecnica: ignorare il dolore, non sono problemi miei, io corro, e se contino a correre vuol dire che il dolore non è abbastanza forte. Vediamo chi si stufa prima.

Patisco un po’, ma dopo un paio di chilometri il dolore retrocede a fastidioso bruciore e posso continuare abbastanza bene; il ritmo non è più quello di prima ma chissene, ho comunque ripreso a superare la gente e l’aria profuma di gelsomino, di mare e di fiori, mentre cala il buio della sera. Da qui in poi non sarà una grande prestazione, ma prendo  quello che viene contento di riuscire a continuare.

Rientriamo in Alassio e i profumi di prima lasciano il posto all’odore di pizza e frittura di pesce che arriva dai tavoli dei locali; corriamo a un metro dalla gente che si scofana le meglio cose e affoga il fine settimana nei Negroni, ma fin qui nessun inconveniente. Secondo giro del porto, e via di nuovo verso Laigueglia. Accosto e supero lentamente due ragazze che corrono affiancate con le maglie uguali, viola, e un passo da metronomo; pensavo di accodarmi a loro ma alla fine riesco a passare.

Il dolore si ripresenta a ondate, cerco di resistere e fare lo gnorri forzando un poco il ritmo; le vie si susseguono e ormai non manca molto all’arrivo. Comincio a essere un filo provato ed effettivamente il chilometro 19 sarà il più lento di tutti; dal ventesimo in poi raccolgo l’ultima forza di volontà che mi rimane e cerco di finire degnamente, mentre mi sembra sempre di più di correre nella melassa: le mie gambe pensano di andare forte, ma non è vero. Intorno al ventesimo mi sorpassano le tipe con le maglie viola. Mentre mi affiancano sento il loro odore: come facciano ad essere profumate dopo 1 ora e 45 minuti di corsa non è dato sapere, è il Primo Mistero Della Traspirazione.

Dopo un’altro giro di giostra nei caruggi affollatissimi, finalmente taglio il traguardo facendo finta che la vita mi sorrida ad uso del fotografo che mi immortala, ma dentro di me ormai sono divorato da Alien. Arraffo due banane, un pezzo di crostata e dell’acqua e mi concedo il lusso di zoppicare fino al deposito borse che è tipo a Ventimiglia, lontanissimo (morite male, o voi che lo avete deciso). Mi cambio sommariamente e ritorno alla partenza (morite male l’ho già detto?), dove salgo sul trenino navetta che riporta noi magnifici atleti ad Alassio. Porto a casa l’ennesima medaglia di latta e un tempo di 1 ora e 49 minuti.

Le cose non vano quasi mai secondo i piani, ed è il bello della corsa; mi sono comunque divertito perché è successo un imprevisto e si è presentato un problema da risolvere che ha aggiunto incertezza e sofferenza. Sembra un controsenso, ma arrivare comunque in fondo malgrado tutto è fonte di soddisfazione, perché questa distanza mi è familiare e anche se ho sofferto la gara non mi è sembrata troppo lunga e non mi ha logorato psicologicamente.

Ho trascorso la domenica con qualche problema a stare seduto e al momento ho ancora un lieve dolore alla gamba sinistra in estensione, ma sta passando. Nel frattempo sto già pensando alla prossima chiedendomi cosa succederà questa volta.

Lucca Half Marathon 2016

MedagliaMi sveglio alle 5, per fortuna è tutto già pronto e alle 5:30 sono in viaggio; l’autostrada è vuota e arrivo a Lucca in anticipo. Ne approfitto per a) fare due passi in centro e intanto b) ritirare il pettorale c) lasciare l’auto aperta.

Nel frattempo arriva Andrea, torno al parcheggio, chiudo la macchina e torniamo in centro. Al ritiro del pacco gara scopro che le maglie “L” sono terminate, ma poco male: è una delle maglie più brutte che mi abbiano mai dato; peccato perché il materiale è buono, ma i colori sono inguardabili. Il deposito borse è in una specie di seminterrato medievale buio e umido, pieno di gente seminuda che si cambia.

Pronti, ci spostiamo nei pressi della partenza che è direttamente sulle Mura di Lucca; il percorso prevede il giro sulle Mura, poi la circonvallazione all’esterno di esse e infine l’ingresso in centro, il tutto da percorrere due volte. Ci scaldiamo sommariamente e veniamo raggiunti per un saluto dal terzo Andrea della giornata. C’è molta gente, direi sulle 1.500 persone, e molti sono locali.

La partenza è abbastanza lenta e la media ne risente, dopodiché ci assestiamo sui 5 minuti a chilometro. La prima metà della gara sto davanti perché Andrea non è sicuro della sua forma e ha qualche difficoltà nelle prime fasi delle sue corse; io mi sento bene e procediamo senza grossi problemi. A partire dal decimo chilometro comincio ad accusare la fatica; dico ad Andrea che terrò fin che posso e che lui può andare, se vuole. A questo punto lui mi passa, si piazza due metri davanti a me e lì resterà fino alla fine, controllando come mi sento di tanto in tanto. Io ho deciso di  mantenere il ritmo finché reggerò e quando sarà il momento mi porrò il problema, per ora spingo, soffro, e vado avanti.

La strategia sembra dare i suoi frutti, perché mi aspetto di crollare da un momento all’altro ma non succede, la presenza di Andrea mi aiuta e mi carica mentre uso le mie tecniche Zen per separare la sofferenza dal piacere, per isolare la fatica e ignorare i segnali negativi.

Al secondo ingresso in centro mancano ormai pochi chilometri, la gente ci incita e ci saluta, c’è molto calore e tutti sembrano contenti; a questo punto la gara comincia a sembrarmi lunga e questo è un segnale che le energie stanno per finire poiché la mezza maratona è una distanza che ormai ho in testa, la conosco ed è agevole. Questa è la mia sedicesima e la Mezza Maratona ha ormai poche sorprese per me; il fatto che i due chilometri finali mi sembrino infiniti la dice lunga sul fatto che sono in riserva. Decido di bruciare tutto quello che ho e strappiamo l’ultimo chilometro come il più veloce di tutti, e la differenza va a compensare il tempo che abbiamo perso all’inizio per la ressa.

A parte l’ultimo km, per tutta la gara siamo stati due cronometri, con la differenza di pochi secondi giro su giro, dividendo il percorso in due metà perfette; siamo anche partiti molto indietro e durante la seconda metà rimontiamo quasi 140 posizioni. Soddisfatti, tagliamo il traguardo a 1h e 45m e riceviamo una medaglia bellissima (che compensa la maglia).

La Lucca Half Marathon è una bella corsa pianeggiante in un luogo suggestivo, ben organizzata, che si snoda lungo un percorso bellissimo con molto verde e molte persone festanti; è una bella esperienza che consiglio a chi si volesse cimentare su questa distanza tutto sommato accessibile a molti.

Per quanto mi riguarda ho chuso nel tempo che più o meno mi aspettavo e che rispecchia il mio stato di forma e gli allenamenti sommari che sto facendo in questo periodo; la parte impostante è che mi sono divertito e ho corso una gara in un contesto molto bello. Tra cinque giorni ne ho un’altra, sul mare, e non vedo l’ora.

La Mezza Di Genova 2016

MDG2016La Mezza Maratona di Genova ha da sempre un significato particolare, perché è la corsa di casa che per un giorno mi restituisce quei pezzi di città dove correre, o anche solo camminare, è impossibile. Quest’anno arriva in una di quelle giornate che Genova ti regala ogni tanto in primavera, con il cielo di un azzurro impossibile, l’aria leggera e la temperatura perfetta. Per una volta decido di andare in autobus, una lunga corsa da un capolinea all’altro raccogliendo Corrado lungo il percorso.

Arrivati al Porto Antico cerchiamo e salutiamo qualche amico, il tempo di un caffè, un pit stop in bagno, consegniamo la borsa e arriviamo alla partenza, già gremita di persone. C’è ressa: circa 1700 partecipanti solo per la Mezza, ma la confusione è tanta perché molti di coloro che partiranno 15 minuti dopo per la 13 km sono già lì

Non so bene cosa fare, non ho deciso prima come affrontare questa gara; pochi minuti prima della partenza decido che proverò a tirare per una decina di chilometri Fabrizio che vuol fare il tempo, ma non ho nelle gambe tutta la gara a quella media. Appena partiti lo perdo nella confusione: è lì davanti a me e dopo un istante sparisce dalla mia vista. Non lo rivedrò più fino al traguardo.

Mi viene a mancare praticamente subito lo stimolo di spingere a una media insostenibile, non ne ho più le ragioni; mi rimane un po’ di inerzia che mi porterà a una gara corsa in tre fasi distinte. All’inizio c’è molta gente e ne sorpasso parecchi prima di trovare un ritmo stabile circondato da meno persone, combattuto tra spingere il ritmo e godermi città, corsa e panorama. I primi 10 chilometri sono abbastanza veloci, li finisco in poco meno di un’ora e mi passano nelle gambe in un attimo; sotto di me scorre prima il centro, poi il lungomare gremito di spettatori.

Il sole è caldo, c’è appena ventilato e tutti sudano parecchio; arriva la Sopraelevata e inizia la seconda parte della mia corsa. E’ più lenta, accuso la fatica e tutto sommato non voglio tirare un ritmo impossibile che so di non avere nelle gambe perché negli ultimi mesi il mio allenamento ha lasciato un po’ a desiderare, complici lavoro, tempo, voglia e malanni. Rallento senza troppi sensi di colpa, e mi godo il panorama da una strada chiusa ai pedoni per tutto il resto dell’anno. Diversi camminano, alcuni abbandonano: evidentemente il primo vero caldo della stagione sta mietendo le prime vittime.

Arrivo al giro di boa della camionale (brutta!) e torno verso la maledetta rampa della Sopraelevata che mi spezza il fiato e le gambe. Riesco in qualche modo ad arrivare in cima senza perdere troppi secondi e di lì a poco inizia la terza fase della mia gara.

E’ una fase breve, che dura poco più di due chilometri nei quali decido di lasciare andare le gambe su un ritmo più sostenuto; il traguardo è vicino, mi sento bene e sono rilassato, l’ultimo chilometro aumento ancora il ritmo e corro l’ultima parte circondato dalla folla, battendo il cinque a un milione di bambini che hanno appena finito la Family Run.

Taglio il traguardo fermando il cronometro a 1 ora e 49 minuti, avendo percorso quasi 300 metri in più della lunghezza ufficiale della corsa: la ressa all’avvio e le mille curve presentano il conto aumentando la distanza.

Chiudo la mia quarta mezza maratona del 2016 rilassato e contento, sempre più appassionato a questa distanza che sento particolarmente adatta a me in questo periodo. Appuntamento tra un paio di settimane alla Mezza di Lucca.

(Foto di belmax66)