Cloud computing

Esce oggi su Apogeonline una cosa che ho scritto sul cloud computing. La riposto anche qui. I progettisti di reti disegnano schemi utilizzando una serie di simboli per i nodi, le connessioni, gli apparati attivi e passivi, cercando di rappresentare un network nel modo più accurato possibile, in modo da avere una visione chiara dello schema funzionale, dei punti critici, dei flussi, e delle modalità di gestione. Spesso le reti sono connesse ad altre di cui, per forza di cose, si sa poco o nulla: queste ultime rappresentano un’entità esterna in cui “pompare” e da cui estrarre informazioni. Questa indeterminazione viene simboleggiata da una nuvoletta. L’esempio tipico è internet: dopo il perimetro del network locale l’ultima connessione è sempre una specie di saetta che si infila in una nuvola, per simboleggiare una rete di cui si conosce il punto di ingresso, la natura dei dati che vengono scambiati, ma non la loro posizione e i loro percorsi. Con l’andare del tempo alcune funzioni, prima svolte da oggetti che risiedevano nella rete locale, sono state delegate all’esterno perdendo specificità e fisicità.

Le loro rappresentazioni sono state spostate in quella nuvoletta nella parte alta dello schema, “in the cloud”.Per estensione, tutte le attività e le funzioni delegate a servizi e sistemi che risiedono in questo “altrove” sono stati chiamati “cloud computing”. Le risorse in cloud non risiedono più all’interno della propria infrastruttura, ma vengono fruite tramite servizi esterni, tipicamente residenti su internet e distribuiti tra diversi datacenter. La distribuzione su siti diversi è opportuna per motivi di sicurezza, bilanciamento di carico, velocità e collocazione geografica. Tutta la gestione di questi aspetti è completamente trasparente per l’utilizzatore, che “vede” un unico punto virtuale di accesso alle sue risorse. Continua a leggere

Modificare il periodo di refresh dei feed esterni in WordPress

Sul nuovo template ho messo in homepage alcuni “box”; un paio di questi recuperano le informazioni da un feed esterno e le ripubblicano. Per questo scopo WordPress ha una funzione apposita: fetch_feed, che restituisce un oggetto SimplePie utilizzabile per i propri scopi.

I risultati vengono cachati e ricaricati alla scadenza, ma purtroppo non c’è modo di impostare dalla funzione il tempo di refresh del feed, che di default è di 12 ore; specie per Twitter tale valore è un po’ troppo basso per i miei gusti, e ho cercato di capire se fosse modificabile. Il problema è banale, ma su Google i risultati sono viziati: la stragrande maggioranza riguarda i feed generati da WordPress, non quelli letti dall’esterno. Continua a leggere

Pinboard come alternativa agli shared items di Google Reader

Con una mossa fortemente criticata, Google ha recentemente eliminato gli shared items da Google Reader; questo significa che si è perso il flusso delle condivisioni dei propri contatti: una fonte preziosa di informazione e un ottimo mezzo di circolazione delle idee. Come effetto collaterale il feed delle proprie condivisioni non viene più aggiornato, rendendo più difficile o impossibile propagare le proprie segnalazioni sui social network non espressamente previsti da quei simpaticoni di Google. Se il feed veniva usato in un blog per alimentare una sezione di “letture che ho trovato interessanti”, come faccio io, semplicemente non funziona più, perché è rimasto congelato all’ultima condivisione. Google+, dove i cattivoni vorrebbero intrappolarci, semplicemente non ha la funzione che serve per farlo. In pratica è stata rimossa una funzione, peggiorato un servizio e cancellato un ecosistema di circolazione delle informazioni solo per pompare il complesso di inferiorità da social network che Google prova nei confronti di Facebook. Complimenti. Continua a leggere

Windows 7 e problemi con ODBC

Scrivo qui un breve appunto come promemoria, in caso sia capitato anche a voi un inconveniente con Windows 7 e i driver ODBC.

Nella versione a 64 bit di Windows 7 esistono due versioni dell’interfaccia di amministrazione di ODBC. La versione a 32 bit è %systemdrive%\Windows\SysWoW64\Odbcad32.exe, mentre la versione a 64 bit è %systemdrive%\Windows\System32\Odbcad32.exe (a dispetto del nome). %systemdrive% è c:\, praticamente sempre. Le configurazioni sono distinte, separate e indipendenti. La versione a cui si accede dal pannello di controllo è quella a 64 bit. Continua a leggere