Quella volta che sono morto

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fleboOk, sono a casa. Una decina di giorni fa mi hanno asportato la cistifellea, piena di calcoli e infiammata; col senno di poi ne è valsa la pena visto che difficilmente sarebbe guarita del tutto. L’operazione è andata abbastanza bene, ma la parte peggiore è l’anestesia.

Il tizio con la bandana a disegni vivaci, che sarebbe l’anestesista, fa tutto lo splendido e il simpaticone, malgrado fosse reperibile e quindi richiamato da casa. A suo dire stava cercando di installare una versione crackata di $FamosoProgrammaDiFotoritocco con scarso successo; pare avesse problemi con WinZip: guarda te se devo fare assistenza anche sdraiato sul tavolo operatorio.

In sala c’è freddo, io sono sommariamente coperto da teli di cotone, tremo e batto i denti. Il genio si premura di informarmi con dovizia di particolari su quello che mi succederà: “la mettiamo lì”, “la leghiamo come un salame”, “l’addormenteremo”, “adesso le metto un ago in vena, sentirà pungere.” (la Palisse). Peccato che abbia tralasciato la parte più importante: durante l’intervento dovrò essere intubato e pare che si possa fare solo se non sto respirando.

Mentre perdo gradatamente le forze e mi gira la testa, il respiro comincia ad accorciarsi sempre di più e mi sembra di soffocare; sono ancora abbastanza lucido per ragionare “mi ha detto perfino che mi avrebbe punto, avrebbe dovuto dirmi di questo, quindi quello che sta succedendo non è normale”. Cerco di avvertire, ma ormai non riesco più a parlare, provo a fare dei cenni ma sono legato; uno scagnozzo mi mette una maschera davanti alla faccia “Stia calmo! Respiri: è ossigeno.”. Besugo! Prova te, se ci riesci.

Gli ultimi 10 secondo prima di addormentarmi sono abbastanza convinto che qualcosa non vada per il verso giusto e mi chiedo se mai si accorgeranno che non respiro; mi addormento con scarsa fiducia nel fatto che mi risveglierò. Quasi convinto di tirare le cuoia (sono rincoglionito dall’anestesia, evidentemente il mio senso della realtà è andato a farsi un giro), invece di rivedere la mia vita come un film, mi addormento con in testa le parole: “anestesista coglione”. Sto affidando la mia vita a macchine operate da uno che non è in grado di usare WinZip: non sono ottimista.

Pare, invece,  che tutto fosse normale e previsto: durante l’intervento il paziente viene intubato e fatto respirare da una macchina. Invece di dirmi che mi stai legando, non credi sarebbe meglio informarmi che mi soffocherai rapidamente e che dovrei cercare di non spaventarmi? Comunque ho scoperto dopo che durante l’operazione il respiro viene rallentato e la temperatura corporea scende: io sono arrivato fino a 33°. Mi opereranno in videolaparoscopia: quattro buchi nella pancia in cui vengono infilati tubi, telecamere e strumenti; il chirurgo opera guardando un monitor.

Per questa volta l’ho sfangata e mi risveglio ancora in sala operatoria, mentre mi stanno portando fuori. Ho un freddo polare e tremo come una foglia, mi fa male tutto quello che sta tra il collo e l’inguine. Non so come, mi ritrovo in una camera d’ospedale con altri due pazienti. Per motivi logistici e di opportunità sono stato operato alle 23, quindi è notte e queste persone dormono.

Il sistema che mi hanno incerottato alla mano è un elastomero per la diffusione graduale di morfina: per 30 ore rilascerà lentamente l’analgesico nel mio sangue. Sta già facendo effetto e mi sento solo indolenzito e frastornato. Dormirò profondamente fino alla mattina successiva.

Al momento del mio risveglio sono circa le 8 del mattino e la situazione è questa: elastomero con morfina, due flebo con due tubi che si inseriscono in una specie di rubinetto doppio inserito nel mio braccio sinistro, un grosso tubo che mi esce dalla pancia, circa 10 centimetri a destra dell’ombelico. Considerato che non sono un paziente grave, mi chiedo quanta roba attacchino a una persona con problemi seri. Sto abbastanza bene e non ho fame né sete.

A metà mattinata si presenta il chirurgo che mi ha operato e mi palpa sommariamente la pancia. “Ok, lei sta bene, si alzi”. Nives mi aveva avvertito, i chirurghi sono un po’ così: ti palpano la pancia, poi ti operano, dopodiché ti palpano nuovamente: se la pancia è morbida e non hai dolore, per loro sei guarito. Peccato che non mi possa alzare a causa del tubo che mi drena il peritoneo, e lo faccio notare. Tornerà nel pomeriggio per toglierlo.

Nel frattempo vengo bucato diverse volte per ripetuti prelievi, punto ai polpastrelli per il controllo della glicemia (chissà perché, son mica diabetico), mi vengono ripetutamente controllate pressione e temperatura. Alla sera il bilancio è: tubo sparito, io sono in piedi e passeggio tranquillamente spingendo il trespolo con una sola flebo; sto bene a parte il dolore ai punti se rido o tossisco. L’elastomero con la morfina è ridotto a metà del volume ma fa ancora il suo lavoro.

Ho delle speranze di uscire la mattina successiva, ma purtroppo vengo trattenuto per alcuni valori ematici apparentemente troppo alti, qualcosa legato al metabolismo epatico, credo. Il chirugo si ripresenta e mi palpa trionfale: “Lei è chirurgicamente guarito! Perché non va a casa?”. Lo spiego, e lui: “Ah, boh, quelli son parametri che noi non controlliamo neppure, si figuri. Fosse per me sarebbe già a casa”. Ecco, mettetevi d’accordo.

Dopo un’altra giornata trascorsa a ciondolare, dormire, e leggere qualche mail, vengo finalmente dimesso la mattina di venerdì, ma nel frattempo la solita infermiera sadica mi ha bucato, flebato, controllato, medicato, iniettato, somministrato e dissetato almeno 20 volte. Vado a casa e il dolore più forte è all’incavo del braccio, martoriato da due giorni e tre notti di aghi. Di quello che ho visto nel reparto vicino, ne parlerò più avanti.

Al momento sono a dieta abbastanza stretta da circa dieci giorni. Non soffro molto la fame e mi mancano davvero tanto solo pasta e caffè. Il tè è un surrogato assolutamente insufficiente: l’acqua calda rossastra o marroncina, vagamente aromatica, non potrà mai sostituire un caffè, guardiamo in faccia la realtà. Salvo improbabili complicazioni dovrei riprendere a lavorare lunedì prossimo. Per qualche mese la dieta continua, purtroppo, ma cercherò di farmene una ragione.

76 pensieri riguardo “Quella volta che sono morto

  1. Mio padre l’ha fatta uguale, pariparipari, circa dieci anni fa. E’ sopravvissuto e, dato lo spirito critico pienamente sarcastico, direi, sei sopravvissuto anche tu. Un brutto spavento, un BUH!, fuori stagione. Giù di bicchier d’acqua,di the moscio, di brodini sciapi, e la vita continua. Sono felice che tu stia meglio. E.lo.sai.

  2. Ok, annoto menù per te da passare al catering: tapioca, riso al vapore e acqua del bronzino doc. Va ben? ;-D
    L’anestesia è una bestiaccia, mica l’ho ancora smaltita tutta, e ormai sono quasi 3 mesi. Le ultime parole che ricordo son state quelle dell’anestesista della Montallegro che guardando l’enorme livido sul mio braccio causato dall’ultimo prelievo ha detto “Dobbiamo insegnare a questa ragazza a farsi meglio le pere”

  3. Il tizio con bandana non saprà usare winzip o cos’altro, ma le macchine che usa lui non si possono crackare e le sanno usare in pochi! Vi assicuro le sa usare bene e quel tubo è sceso come per incanto……va tu a spiegare le cose ai pazienti. Meglio non dare spiegazioni! Sei paziente? Abbi pazienza!

  4. beh, cerca di rimetterti in fretta. te ne sei uscito alla grande, sai quante cistifellee han scritto post simili al tuo, solo da un punto di vista (lievemente) differente?

    in quanto a winzip… eh, caro mio, c’han scritto su una miriade di libri. che non sono neanche tanto facili da leggere. ad esempio, “winzip for idiots” è una pietra miliare… (ma anche un po’ no).

    permettimi di abbracciarti e… su con la colecisti, e anche con la vescicola biliare! già.

  5. Guarisci in fretta; in quanto al dottore che non sa usare winzip sai meglio di me, forse, che tra i dottori e la tecnologia più alta del “pigia il bottone” c’è un odio genetico 😉

  6. Forza andrea!
    in pratica ti hanno operato in “assistenza remota” ??
    hanno usato terminal server ?
    sensazione bruttissima la tua , potevano anzi DOVEVANO dirtelo… non ci sono parole.
    io ho il terrore dell’anestesia totale a prescidenre… è una cosa che mi spaventa tantissimo, me l’hanno fatta 2 volte, la seconda tra l’altro conoscendo il mio terrore, mi hanno truffato fino all’ultimo dicendo che me l’avrebbero fatta locale e poi quando ero inerme e rincoglionito dalla pre anestesia… uno mi ha detto “TA-DAAAA!! adesso ti addormenterai come un bambino…”
    mi è salita ansia e carogna e mi sono addormentato così , per fortuna senza sintomi di soffocamento.
    sarei morto di infarto , credo.

  7. Bentornato e tanti auguri che tutto si sitemi in fretta.

    Praticamente se ho capito …
    … un tizio che non sa usare winzip ti ha fatto vedere il BSoD ma dopo il reset sei ripartito solo cambiando l’alimentazione ?

    Bho’
    Meglio che rileggo che forse imparo qualcosa
    🙂
    🙂

  8. Anche io ho fatto lo stesso intervento…
    Sono stato più fortunato…: il giorno prima ero ad un matrimonio e non mi son fatto mancare nulla, dopo due giorni ero a casa e (forse purtroppo dal momento che sono sovrappeso) non mi hanno dato nessuna dieta…
    Condivido con te i dolori vari dopo l’intervento ma, devo dire, a me è andata meglio!!

  9. Caro Andrea, anche io sono finito sotto i ferri in anestesia totale, e confermo: è una brutta esperienza, anche se devo dire che il trapasso dalla vita alla semi-morte l’ho vissuto meglio senza accorgermene più di tanto. La cosa “divertente” è che al risveglio ripetevo le frasi ogni 5 minuti, e la mia fidanzata mi diceva “me l’hai già detto”.
    Ad ogni modo, buona riabilitazione.

  10. Ciao Andre, non ti si vede per 2 giorni e quarda cosa mi combini…
    Quando è capitato a me un intervento in artroscopia, ero felicissima di dover fare la pre-anestesia (che idiota) perchè volevo provare qualcosa che assomigliasse alla “roba” (sarà meglio che cominci a farmi le canne..)
    Intervento OK, risveglio OK, ma quando dopo qualche giorno mi hanno arrancato via il drenaggio (senza prepararmi psicologicamente) ho tirato un urlo che l’han sentito anche a Canicattì…
    Dài, Andre, ora un bel “defrag”, ti installi qualche “patch”, e via…
    Buona guarigione
    Carla

  11. Auguri Beggi. Ai visto la solidarietà tra i colleghi? (Il commento di Nives)? A volte le mogli….. Pero li volgliamo bene lo stesso, non è vero? 😀

  12. Benvenuto nel club, uno ci deve stare in ospedale per capire quanto si è fortunati.Io al risveglio avevo ancora il tubo nella gola ma non mi avevano spiegato bene come a te perciò ho tirato un paio di porchi,poi ero talmente rotto che non avevo nemmeno forza di piscare.

  13. Carissimo Andrea
    mi ero dimenticato di farti i miei auguromni di buona convalescenza
    Un fragoroso abbraccio
    Vittorio Barbara Paola Pietro

  14. Per caso al Galliera ? Perche’ a me l’hanno tolta un anno fa li’ e io invece avevo messo a posto il portatile del medico che mi ha operato 🙂
    Non ti far problemi. Dopo un mese di “dieta” sarai a posto come nuovo,solo attento ai cibi troppo grassi 🙂
    Ciao
    Leo

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