LG KT615Da qualche giorno sto provando un telefono LG KT615, di cui potete trovare descrizione e dati tecnici qui. Ha tutte le normali caratteristiche di un telefono HSDPA dotato di sistema operativo Symbian e ricevitore GPS, come francamente ce ne sono ormai tanti, e assolve bene alle solite funzioni.

La cosa particolare di questa unità è l’aspetto, talmente peculiare da scatenare reazioni contrastanti; a me non dispiace, malgrado l’aspetto un po’ vintage. Se negli anni ‘70 AEG avesse per assurdo prodotto un cellulare, sarebbe stato molto simile a questo.

Nulla da dire sulla qualità costruttiva, ottima, e sulla apparente robustezza; anche un altro LG che avevo provato mi aveva convinto sotto questi aspetti che, evidentemente, vengono curati da LG.

Il telefono, da chiuso, è un po’ “cabina telefonica”, il display è veramente minimale e al limite dell’utilizzabile, mentre i piccoli tasti sperduti in uno spazio enorme hanno l’unico vantaggio di poter essere agevolmente premuti anche con i guanti. Rispondere alle telefonate senza dover togliere i guanti da moto è decisamente pratico, e alla fine è una comodità che fa sopportare di buon grado un look per nulla sexy.

Una volta aperto, le cose migliorano parecchio.

LG KT615

Lo dico subito: la tastiera è il pezzo forte, la migliore che abbia mai provato su un telefono qwerty. Un’unità superba, con tasti ben dimensionati, serigrafie grandi e perfettamente leggibili in ogni condizione di luce. Bella sensazione di tasto premuto, con un “clic” molto rassicurante. Questa tastiera mi piace. Si riesce a scrivere con due dita ad una velocità mai vista su un cellulare; tenendo il telefono in mano viene naturale digitare con i due pollici, posandolo su di una superficie stabile si passa con disinvoltura alla digitazione con due indici. Con un po’ di pratica mi sono sorpreso a digitare con quattro dita!  Entrambe le posizioni sono comode, grazie alle due differenti inclinazioni di apertura che possono assumere le cerniere dello schermo.

Lo schermo è forse la più grande occasione mancata che io abbia mai visto. Inspiegabilmente, invece di dotare il telefono di un display più ampio che occupasse tutta la lunghezza del telefono, qualche genio ha deciso di appiccicare uno schermo di pochissimo più grande del mio E51. Perché? Perché? Sarebbe stato un telefono quasi perfetto, accidenti.

Gli mancherebbe veramente poco: WiFi e schermo più grande allo stesso prezzo - circa 250 euro - ne avrebbero fatto un successo anche a discapito dell’estetica discutibile, secondo me.

La navigazione con una scheda di Tre è agile e veloce, sia localmente che usato come modem, la tastiera è una gioia per le dita e lo schermo è assolutamente nella media di un telefono con tastiera 09*#. La fotocamera costringe a tenere il telefono aperto e in una posizione assurda: completamente aperto e in verticale e con il comando di scatto in posizione scomoda. Nulla da segnalare sul sistema operativo: Symbian mi piace e mi sento a casa; la velocità del telefono è nella media.

Una nota per tutti i furboni, di tutte le marche, che progettano queste tastiere: quando vi deciderete a trovare uno standard per i tasti in prima/seconda battuta e per i simboli? E’ mai possibile che per ogni caspita di telefono, anche della stessa marca, ci debba essere un metodo diverso di inserimento dei caratteri? Sveglia! Utilizzare gli standard vuol dire rendere naturale per tutti l’utilizzo di queste tastiere e quindi vendere di più, quando lo capirete?

Grazie a Business Press, che mi ha fatto contattare dal team di Symbian S60. Il telefono mi è stato prestato e non ho percepito alcun compenso per questa recensione (e neppure per tutte le altre, in caso aveste dubbi).

Tags: , , , ,
Di: Andrea - 02/01/2009

Una serie leggera e poco impegnativa, ma gradevole: Leverage. Lo schema non è nulla di nuovo: un gruppo di superladri con un capo integerrimo rubano ai ricchi per dare ai poveri. Grande sfoggio di tecnologia e intrecci alla Ocean 11 per un gruppo di personaggi un po’ stereotipati ma gradevoli. Come sempre, anche qui c’è l’esperto informatico che piega qualunque computer al suo volere; tic e lingo sono adeguati e corretti, ma la suspension of disbelief va usata a piene mani, come del resto per tutte le altre “abilità” del gruppo. Per adesso sono uscite un paio di puntate, trasmesse da Teletorrent™; apparentemente non ci sono trame che si snodano da un episodio all’altro, quindi ciascuna puntata si esaurisce perfettamente, confermando l’approccio “leggero” degli sceneggiatori. Ocean 11 più Mission Impossible più Robin Hood: roba del genere ma lieve e giocata sul filo dell’ironia.

Nulla di epocale, ma adeguata per riempire qualche serata, orfani della quarta stagione di Prison Break appena conclusa, aspettando Lost che inizierà tra qualche settimana.

Tags: ,
Di: Andrea - 24/12/2008

Val d'AostaLa Val d’Aosta è una regione splendida.
Ecco alcuni fatti:
La natura ed i sentieri sono talmente belli che fanno venire voglia di camminare anche a me, il che è tutto dire.
I guidatori valdostani si dividono in due categorie: quelli che ti sorpassano in staccata con i pneumatici che fumano, oppure ti sverniciano in rettilineo, e coloro che ignorano l’esistenza delle marce sopra la seconda, piazzati al centro della caraggiata.
In Val d’Aosta esiste una torta a base di panna e crema di castagne che si chiama Monte Bianco. Oltre ad essere buonissima, una fetta contiene sufficienti calorie per muovere il pendolino nella tratta tra Genova e Roma.
L’animale tipico della Val d’Aosta non è lo stambecco o la marmotta, bensì la ruspa. Ogni due/tre curve se ne incontrano piccoli branchi intenti a spostare montagne di terra. Perchè lo facciano e quale funzione abbia ciò per la loro sopravvivenza, non è dato sapere.

Tags:
Di: Andrea - 25/09/2006

Ma voi, a Natale, davvero siete più buoni?

Io no.

Tags:
Di: Andrea - 24/12/2008

Può capitare che gli script Robocopy non funzionino correttamente restituendo un “ERROR 5 (0×00000005) Copying NTFS Security to Destination Directory. Access denied.“, specialmente se la destinazione è un filesystem NTFS già popolato con strutture di file dotate di ACL abbastanza articolate. Questo accade perché Robocopy non riesce ad aggirare le ACL definite esplicitamente, neppure se l’account sotto il quale gira il processo ne ha i diritti. E’ un problema che ho già incontrato un paio di volte: l’errore si risolve eliminando tutta la struttura di destinazione prima del backup, oppure, nel caso questo non sia possibile, limitandosi a copiare i dati e tralasciando le ACL, utilizzando lo switch /COPY:DT invece del /COPYALL (equivalente a /COPY:DATSOU)

Tags: , , ,
Di: Andrea - 24/12/2008

Armadio

Del perché la responsabilità degli armadi dovrebbe essere dei sistemisti e non degli elettricisti.

Tags:
Di: Andrea - 19/12/2008

Da un paio di settimane sto giocando con il nuovo palmare di SE, Xperia X1: si tratta di un telefono touch screen con tastiera “qwerty” a scomparsa, di cui trovate le specifiche qui.

La qualità dei materiali è ottima, l’assemblaggio impeccabile ed il meccanismo di scorrimento fluido e piacevole da azionare. Il telefono è completamente in metallo, le dimensioni abbastanza contenute mentre i quasi 160 grammi si fanno sentire tutti, ed il telefono pesa in tasca. Lo schermo è definito e luminoso, i tasti precisi e con un buon feedback. I progettisti hanno cercato di favorire al massimo le procedure di input e oltre alla tastiera si può usare una tastiera virtuale in due dimensioni e un sistema di riconoscimento dei caratteri che non ho provato.

L’impressione che ho avuto è che tutto l’hardware di X1 sia di eccellente qualità: oltre ai materiali e all’assemblaggio sono da citare il WiFi che funziona benissimo, e l’HSDPA che è un fulmine e garantisce una connessione stabile e senza incertezze. Il GPS ne fa l’unità più veloce a localizzare che io abbia mai visto, navigatori compresi: si lancia Google Maps, si attiva il GPS e nel giro di pochissimi istanti la posizione appare precisa e nell’arco di pochi metri. Molto probabilmente tutto il processo è aiutato da una apposita applicazione, da lanciare di tanto in tanto, che aggiorna le effemeridi dei satelliti scaricandole dalla rete, il che consente un posizionamento praticamente istantaneo. La batteria da 1500 mAh ha una buona durata: anche con un uso abbastanza pesante delle caratteristiche più avanzate si riesce ad arrivare agevolmente alla sera; a fronte di un uso normale molto probabilmente la batteria è in grado di reggere per qualche giorno. Il touch screen è soddisfacente; mi piacerebbe una migliore precisione e la possibilità di usare di più le dita senza dover ricorrere così spesso allo stilo.

Il sistema operativo è Windows Mobile 6.1 Professional, e a mio parere rappresenta il tallone d’Achille di questo dispositivo. A me non piace, lo trovo pesante e farraginoso; le logiche che potrebbero andare bene per un computer non sono adatte ad un palmare, le barre di scorrimento rubano sempre troppo spazio prezioso, e sono quasi inutili in un dispositivo touch screen che permette agevolmente di usare le dita per lo scrolling delle pagine. Un sistema operativo per un dispositivo del genere dovrebbe fare i salti mortali per ridurre il numero di tasti da premere per accedere ad una funzione, mentre molto spesso WM richiede sequenze di input che pesano poco su un desktop ma annoiano e rallentano su un palmare.

La sincronizzazione con un PC è molto semplice, a patto di capire un minimo il funzionamento di Active Sync. La condivisione della connessione è una figata, ed è bidirezionale: se il telefono è in modalità “condividi connessione internet”, attivabile al volo con un paio di clic, il computer vede ed utilizza una scheda di rete virtuale e naviga come se fosse collegato ad un router, se viceversa la connessione è attiva sul PC, basta collegare il cavo USB e X1 si connette ad internet senza dover fare nulla. Il client di posta funziona bene e ha riconosciuto l’account Gmail senza fare troppe domande; è possibile anche utilizzare una casella Exchange in push, basta che la webmail sia accessibile.

Due i browser forniti di serie: Internet Explorer e Opera Mobile (non Mini), ed entrambi hanno i loro punti di forza e le loro debolezze; in generale la difficoltà maggiore è ottenere una grandezza di font omogenea da un sito all’altro: alcuni vengono visualizzati con caratteri minuscoli e altri, con le stesse impostazioni, appaiono enormi. Per molte cose l’orientamento verticale è più comodo perché si riescono a scorrere agevolmente le pagine con il pollice e per l’input occasionale la tastiera virtuale è più che sufficiente; inoltre i siti ottimizzati per i cellulari si vedono meglio con la geometria “verticale”. Un punto a favore di Opera è la modalità full screen nativa che mostra solo contenuto senza sprecare spazio per inutili menu e barre di scorrimento. Il fatto che lo spazio su schermo venga gestito e organizzato così male è davvero un peccato, specie se si pensa che la risoluzione di questo display è 800×480 contro i “soli” 480×320 di iPhone, che malgrado ciò riesce ad utilizzare molto meglio lo spazio a disposizione grazie alla migliore integrazione tra hardware e software.

In definitiva, si sarà capito, l’impressione che mi sono fatto di questo telefono è che l’ottimo hardware sia pilotato da un software non particolarmente brillante; tra l’altro non si capisce perché dalla dotazione delle applicazioni manchi il client Remote Desktop di Microsoft, cose che, per un dispositivo di questa classe e un sistema operativo che si definisce “Professional”, mi sembrano gravi pecche. Facendo un po’ di ricerche in rete sembra di capire che la presenza o meno del client è a discrezione del produttore del telefono, ed il pacchetto ufficiale non esiste come download separato: sono entrambe scelte incomprensibili, secondo me. Ho trovato un pacchetto di installazione generico, ma non riconosce la tastiera ed i tasti, quindi è inutile.

Come succede sempre, la funzione che non ho praticamente provato è la telefonia; ho dato uno sguardo veloce e l’immissione di numeri e la ricerca nella rubrica non mi sembravano particolarmente semplici, ma non l’ho provato a sufficienza per esprimere un parere.

Lo comprerei? Non credo. Lo street price intorno ai 650 euro ne fanno un prodotto destinato a chi è entusiasta di WM, e non può fare a meno della stretta integrazione di questo sistema con i desktop aziendali. Mi resta la curiosità di sapere come un oggetto del genere potrebbe funzionare con Android, ma non è detto che in futuro non si possa sapere: qualche eroe sta facendo i primi tentativi, vedremo cosa ci riserverà il futuro. Al momento sto usando X1 come internet device, con qualche soddisfazione e alcune frustrazioni (vedi considerazioni qui sopra); uso una SIM di 3 e la velocità di connessione è praticamente indistinguibile dalla WiFi

Un consiglio per Sony Ericsson: se vuoi fare il figo con gli effetti che ruotano le thumbnail dei panel passando da un orientamento all’altro, assicurati che la grafica non zoppichi durante il processo, perché così è solo ridicolo: a metà della rotazione il movimento si inceppa per evidente mancanza di risorse.

Grazie a Sony Ericsson, a Cristiano Callegari e ad Ambito 5: il telefono mi è stato regalato.

Tags: , , , , ,
Di: Andrea - 16/12/2008

Non per fare il campanilista, ma non mi sembra che Arrington possa generalizzare così. Per quanto mi riguarda, molto spesso la pausa pranzo consiste in un tramezzino mefitico mangiato in piedi al bar, circondato da gente che fa esattamente la stessa cosa. E conosco parecchi che non fanno neppure quello.

Anni fa mi è capitato di lavorare per una settimana a Boston, nella sede dell’azienda high-tech per la quale lavoravo allora. L’impressione che ho avuto è che gli americani fossero contemporaneamente dei muli da ufficio e gente che si fa “mangiare il belino dalle mosche”, come diciamo qui a Genova. Per fare qualunque cosa ci voleva il “qualunque cosa guy”, tipo che uno installava una scheda, poi chiamava un altro per installare un driver, che a sua volta chiamava un terzo per configurare l’applicativo. E se le cose non funzionavano, nessuno andava al di là del proprio orticello per cercare di risolvere la situazione, quindi conference call come se piovesse. Il mio ex-capo di allora lavorava più di loro, perché era in ufficio in Italia al mattino e molto spesso ci rimaneva finché non andavano a casa anche gli americani.

Forse, più che lo stare 16 ore al giorno in ufficio, le startup americane hanno successo per motivi culturali, minori pastoie burocratiche, maggiori e migliori investimenti nella ricerca e sviluppo, minore difesa dello status quo da parte dei tromboni che dirigono e gestiscono la ricerca scientifica.

Ma non generalizziamo. :-)

Questo post non è taggato.
Di: Andrea - 13/12/2008

Mi bullo un po’: il 6 marzo 2007, 21 mesi fa, ho scritto questo post che raccontava quali funzioni avrei voluto vedere in WordPress. Col passare del tempo, quasi la metà delle cose che auspicavo sono arrivate. Per alcune bisognerà aspettare ancora, mentre altre non vedranno mai la luce, ma averci azzeccato su diversi aspetti mi fa comunque piacere.

Adesso aspetto un paio di settimane e poi aggiorno tutta la baracca.

Tags:
Di: Andrea - 11/12/2008

Spostare WordPress su un altro fornitore di hosting trasferendo anche il nome di dominio, può essere una cosa molto semplice e veloce a patto di applicare qualche accorgimento. Una procedura più lunga si trova qui, fatevi un’idea anche di quella prima di procedere.

La cosa importante è avere il backup di file e database e il file XML esportato da WP: con questo materiale sarete in grado di ripristinare comunque il blog prescindendo dalle limitazioni dell’hosting di destinazione.

  • I tempi di trasferimento del dominio da un mantainer all’altro durano 4/5 giorni, durante i quali sarebbe bene limitare al minimo l’attività e pubblicare un post che avvisi i lettori di possibili disagi.
  • Effettuare un salvataggio di tutti i files via FTP.
  • Esportare periodicamente il database via PHPMyAdmin, seguendo scrupolosamente le istruzioni che trovate qui; in particolare flaggate “Aggiungi DROP TABLE” e non selezionate “DROP DATABASE”. Salvate in tutti i formati a disposizione, visto che a volte non tutti i metodi di compressione funzionano su tutti gli host.  Di solito lo ZIP funziona sempre; per precauzione utilizzate sempre anche la funzione “Esporta” di WordPress.
  • Dovreste ricevere dopo qualche giorno l’avviso del nuovo provider che vi annuncia il trasferimento, e che consiglia di attendere la propagazione dei DNS.
  • Se volete procedere subito e conoscete il nuovo IP del server, potete accedere subito al dominio modificando il vostro file hosts di conseguenza; se non sapete come fare, attendete.
  • Potete procedere appena il vostro URL mostrerà la landing page  del nuovo hosting.
  • Create un nuovo database vuoto con gli stessi nome db, utente e password del precedente, e modificate il file wp-config.php che avete salvato in locale alla riga con DB_HOST in modo che punti al nuovo server MySQL, che in genere è indicato durante la procedure di creazione del db.
  • Usate la funzione Importa di PHPMyAdmin per ripristinare il database precedentemente salvato. Potete utilizzare il file ZIP se le sue dimensioni sono inferiori a quelle massime consentite dall’hosting; in caso contrario, se non siete in grado di spezzare il corrispondente file di testo, dovete fare tutta la migrazione utilizzando un metodo più lungo, e molto probabilmente dovrete comunque spezzare a mano il file XML.
  • Ripristinate tutti i files.

A questo punto, se tutto è andato a buon fine, vi troverete con il vostro blog perfettamente migrato sul nuovo hosting, con le stesse password, temi e plugin attivati. In caso di problemi controllate i permessi dei file, che sono spesso causa di malfunzionamenti.

Tags: , , , ,
Di: Andrea - 11/12/2008

Mi hanno invitato a far parte della giuria di “Miglior Blog Tecnico” che secondo il sito ufficiale è: “…una competizione tra blogger appassionati di tecnologia, informatica & web, dedicato a chi cura il proprio il proprio spazio web, sia esso mono o multi-autore.”

Il trombonometro è a fondo scala. Iscrivetevicisivi.

Tags:
Di: Andrea - 07/12/2008